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Home » » Ci hanno tolto lavoro, diritti, ora pure la libertà di espressione?
Due casi completamente diversi ma con qualcosa in comune. Tanto per iniziare sono accaduti in Italia. Stiamo parlando del maxirisarcimento chiesto da Marchionne e soci per il servizio sulla Alfa Mito, e alla censura preventiva nei confronti di Celentano da parte del network che ospita Servizio Pubblico. Nel primo caso, il più grave, ieri sera, durante La7, incredibilmente Enrico Mentana ha messo da parte per un attimo la sua tradizionale pavidità e il suo cerchiobottismo dicendo cose giuste e totalmente condivisibili: "La Fiat tra l'altro è proprietaria di un giornale importante, La Stampa, e di un'influente concessionaria di pubblicità, Publikompass, oltre a essere il secondo azionista della Rcs, che edita il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport. Non può non sapere quanto sia importante la libertà di informazione, e quanto la metta a repentaglio la minaccia di pene economiche gravissime per chi osa scrivere o dire cose sgradite. Un simile salasso pecuniario per la Rai e Formigli avrebbe almeno un minimo di giustificazione se la Fiat non avesse mai cercato di ingraziarsi i giornalisti, con viaggi premio a esotiche rassegne o gare automobilistiche, o se non avesse cercato di influenzare per decenni giornalisti di ogni ordine e grado con auto in prova illimitata. Ma la Fiat ha sempre usato abbondantemente del suo potere, della sua influenza e della debolezza della categoria giornalistica, dimostrate da una abbondante casistica di servizi televisivi preventivamente entusiastici all’apparizione di ogni modello, Duna e Stilo comprese. Che oggi si comporti da vergine insidiata dall’orco della mala informazione è tanto ingiusto quanto grottesco." Per quanto riguarda il Molleggiato, nonostante non lo ami molto e trovi non condivisibile e contraddittoria la sua richiesta di chiudere L'Avvenire e Famiglia Cristiana (che interpreto più come uno sfogo per le critiche ricevute) il fatto che le emittenti locali chiedano di vedere i testi prima di dare l'ok alla messa in onda è un segnale preoccupante. Anche se di Celentano non vi importa nulla. Domani potrebbe accadere a Saviano, Travaglio o qualsiasi altro giornalista o opinionista non allineato con i cosiddetti "poteri forti", col Vaticano, le lobby, la politica o comunque in grado di dire cose che possano risultare particolarmente sgradite a qualcuno in posizione altolocata e in grado di pagarsi avvocati dalle parcelle profumatissime. Che è esattamente quello che succede se sei un giornalista serio che fa un'opera di denuncia o che si batte per portare alla luce la verità. E in Italia di queste figure abbiamo disperatamente bisogno.
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